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  • Gioia Simoni

A cosa serve il Biofeedback? Applicazioni pratiche dalle origini ai giorni nostri – Parte I

La psicologia umanistica enfatizzava drammaticamente l’unità del corpo e della mente. Fritz Perls ha introdotto una serie di esercizi di consapevolezza del corpo nella terapia della Gestalt, così come le scuole di Reich e di altre terapie per il corpo. Il biofeedback portò questa enfasi dell’unità mente-corpo ad un nuovo livello e creò una medicina del corpo-mente.


Il “principio psicofisiologico” è stato formulato in una varietà di modi; Elmer Green e i suoi associati lo hanno espresso come segue:

“Ogni cambiamento nello stato fisiologico è accompagnato da un appropriato cambiamento nello stato mentale-emotivo, conscio o inconscio, e viceversa, ogni cambiamento nello stato mentale-emotivo, conscio o inconscio, è accompagnato da un appropriato cambiamento nello stato fisiologico” (Green, Green, & Walters, 1970, p.3). Corpo e mente sono uno, unico ed indivisibile.


Non si pensi, però, che i trattamenti con Biofeedback siano poi così moderni. Nel 1938 Jacobson sviluppò l’elettromiografo per misurare le tensioni elettromiografiche nel tempo, dimostrò che l’attività cognitiva (come le immagini) influenza i livelli di elettromiografia e introdusse il metodo di rilassamento profondo. Inoltre, egli ha prescritto la pratica quotidiana di rilassamento progressivo per trattare diversi disturbi psicofisiologici come l’ipertensione.

Nel 1947 Arnold Kegel (1894-1981), un ginecologo americano di origine germanica, che insegnava e operava in California, aveva sviluppato il perineometro o perinemetro per trattare l’incontinenza nelle donne i cui muscoli del pavimento pelvico erano stati indeboliti durante la gravidanza e il parto.


Nel 1960 Marinacci e Horande utilizzarono il biofeedback nell’ambito della patologia neuromuscolare nella paralisi facciale unilaterale, nella poliomielite e nell’ictus.


Nel 1969, 1973 Budzynski e Stoyva hanno dimostrato che il biofeedback elettromiografico può ridurre la contrazione dei muscoli della fronte e nel 1971 con Adler è stato dimostrato che il trattamento combinato biofeedback con rilassamento a casa riduceva la tensione dei muscoli temporali che causavano cefalea.

Nel 1975 il campo del biofeedback aveva stabilito una serie di efficaci protocolli di trattamento, per cefalea tensiva, emicrania, dolore lombare, disturbi temporo-mandibolari, ipertensione, sindrome di Raynaud, incontinenza e una serie di altri disturbi funzionali. La triade di strumentazione di base dell’EMG, il feedback termico e il GSR diventarono trainanti nella clinica di biofeedback.


Nel 1992 l’Agenzia per la politica sanitaria e la ricerca degli Stati Uniti raccomandò il biofeedback come trattamento di prima linea per l’incontinenza urinaria degli adulti.

Diversi ricercatori hanno dimostrato che i soggetti umani possono imparare un controllo preciso delle singole unità motorie (motoneuroni e fibre muscolari che controllano i movimenti).

Tratto da: biofeedback_tutor/html/concepts.htm


Immagine: 7/12/1954 Mayo Clinic Medical Sciences EMG lab. Ervin L. Schmidt in the chair

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Dottoressa Gioia Simoni

Rieducazione percettiva con Biofeedback

Certificata Federazione Europea di Biofeedback

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Padova

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